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venerdì 16 dicembre 2011
Macaron, bontà o marketing?
Sofisticati ed eleganti, come solo i prodotti francesi sanno essere, i macaron, con la loro rotondità perfetta, la croccantezza leggerissima della meringa alla mandorla, il ripieno goloso, ma mai eccessivo e le tanti varianti di colore e di gusto, sono diventati una vera moda, non soltanto gastronomica, sia in rete che al di fuori.
A Milano l'apertura del punto vendita di Ladurée, la più celebre forse tra le pasticcerie specializzate in macaron, è stata accolta appunto come un "Evento" e la catena ha lanciato una linea completa di merchandising che include anche shopper, kit per il picnic, prodotti per bambini, cosmetici, candele e profumi.
Non sarà un caso, se oltre a Parigi e Milano, le altre città dove si può trovare un punto vendita Ladurée sono capitali del lusso, della moda, dello stile di vita tipicamente dispendioso come Ginevra, Losanna, Zurigo, Monaco, Tokyo..
E in rete? Il passaparola corre su diversi foodblog dove sono comparse per esempio le ricette per come riprodurli a casa, o come sperimentare nuove aromatizzazioni, mentre in ambito fashion, diverse ragazze hanno usato il pretesto dei macaron per un servizio fotografico ad hoc.
Guai a chiamarli biscotti.
I macaron sono un'entità superiore, anzi, regale, tant'è che il loro successo pare sia legato alla corte di Maria Antonietta, mentre la vera origine - neanche a dirlo - parrebbe italiana.
Il nome infatti deriva da una traduzione raffazzonata di "maccarone" o "maccherone" e pare che sia stata Caterina de' Medici, in occasione del matrimonio col duca di Orleans, a portarli in Francia.
Di recente un brand, dal posizionamento piuttosto lifestyle, come Samsung, ha scelto di usare il macaron come cadeau per l'evento di PR all'Excelsior di Milano. Ma non si sono fermati al cofanetto con 4 macaron, hanno scelto questo concept anche per il loro banner online.
Il macaron parla per sua natura una lingua "maccheronica". Quella dei gioielli, che ricorda in tutto e per tutto nel prezzo, nel packaging (i cofanetti una volta acquistati e consumato il contenuto diventano un oggetto d'arredamento) nella comunicazione e, di riflesso, nel percepito delle persone.
Perché maccheronico?
Perché stiamo parlando di un bonbon.
Un'opera d'arte, sì, che richiede tempo e maestria, ma pur sempre un prodotto alimentare a base di zucchero, albumi, farina di mandorle e aromi.
Ora, quanto sia etico, in tempi di crisi, di fame nel mondo, di salari bassi, vendere un pasticcino grande come una noce a più di un euro l'uno lo lascio decidere a voi.
Sta di fatto che fa riflettere come a distanza di anni continuiamo ad essere affascinati dal "cibo dei potenti" e come i francesi abbiano sempre qualcosa da insegnarci in fatto di marketing.
Solo loro riescono infatti a vendere un vino bianco frizzante a centinaia di euro la bottiglia (e spesso i nostri sono ben migliori), così come riescono a creare un mondo attorno alle meringhe, che, altrove sono il dolce di chi ha il colesterolo alto (perché il bianco d'uovo non contiene grassi) o col quale accompagni il gelato, proprio perché il gelato è già buono di suo.
Vive la France!
giovedì 13 ottobre 2011
Stoccarda: cartoline
Ci sono paesi in cui l'autunno, specie se dolce, ha sapori, colori, suggestioni magici. Uno di questi luoghi secondo me è la Germania occidentale e, in particolare, la regione attorno a Stoccarda.
Se vi capita di poter scegliere, l'autunno è di sicuro il momento migliore per visitarla.
La Selva Nera, quello splendido bosco che sì, sa di fiabe e di atmosfere incantate, si tinge di mille colori caldi che svettano qua e là tra una cascata, una chioma sempreverde, un sentiero in terra battuta pulito e ordinato, come da noi non lo sono nemmeno quelli di città.
Lo so, lo so, Stoccarda è la patria dell'auto, e io che di auto sono fanatica lo so abbastanza bene..
Ma non sono andata là per questo.
Credetemi.
martedì 11 ottobre 2011
Strudel di mele con pasta frolla
Brief
Provare lo strudel di mele con la pasta frolla
La ricetta
Occorrente: robot da cucina, n° 2 ciotole, tazza, grattugia, forno, carta da forno, teglia, matterello, bilancia elettronica, coltello, cannovaccio
Ingredienti
Per la pasta
300g di farina
200g di burro
2 tuorli
100 g di zucchero a velo
1 presa di sale
1 cucchiaio di scorza di limone grattugiata
Per il ripieno
600 g di mele
40 g di uvetta sultanina
20 g di pinoli
1 cucchiaio di cannella
1 cucchiaio di scorza di limone grattugiata
1 tazza di acqua calda
A parte
2 albumi per lucidare la pasta
Procedimento
Questa ricetta nasce dalla curiosità di sperimentare lo studel di mele anche con la pasta frolla. Di solito infatti l'ho sempre e solo preparato con la pasta strudel, una volta, per ragioni di pigrizia, con la pasta sfoglia già pronta, ma poi ho scoperto che in Alto Adige lo gustano anche con la pasta frolla e quindi ho voluto provare anch'io. Vi avverto che avvolgerlo diventa un'operazione più complessa, perché la frolla non è risaputamente una pasta elastica, ma che, al contrario, tende a rompersi e sbriciolarsi con facilità. Bisogna avere una certa manualità, o attrezzarsi in caso con la frolla già pronta, che essendo già stesa e sottile ha meno problemi.
martedì 20 settembre 2011
Paella alla Sposadelvento
Brief
La Sposadelvento reinterpreta un classico della cucina spagnola: la paella
La ricetta
Occorrente: pentola per la paella, cucchiaio di legno, coltello, tagliere, bilancia
Ingredienti x 4 persone
300 g di riso per risotti
400 g di carne di pollo (meglio se le cosce)
250 g di cozze
250 g di calamari
1,5l di brodo
200g di piselli
1 cipolla
1 peperone giallo carnoso
400 ml di passata di pomodoro
2 spicchi d'aglio
3-4 peperoncini
1 cucchiaio di paprika dolce
7-8 cucchiai di olio
2-3 pistilli di zafferano
sale
Procedimento
Per la paella ognuno ha la sua ricetta. E questo è forse l'aspetto più divertente e più piacevole della ricetta, perché persino in Spagna, nella stessa città, non mangerete mai una paella identica ad un'altra. Come mai? Perché trattandosi di una ricetta della tradizione popolare, molto dipende da quello che si aveva in casa o che ci si poteva permettere di comprare/utilizzare.
C'è chi aggiunge il chorizo, chi la carne di coniglio, chi mette i gamberoni, chi i fagiolini, chi sfuma col vino bianco, chi no...insomma diventa un esperimento anche darsi alle varianti..
E questa, senza particolari pretese di originalità o bontà, è la reinterpretazione della Sposadelvento.
;-)
Quest'anno a Madrid ne ho assaggiate talmente tante che per un po' mi sono dovuta disintossicare..fino a quando mi sono detta che avrei voluto provare la mia, di paella.
mercoledì 31 agosto 2011
Borgo medioevale di Alba fucens
Incastonata tra i monti della provincia di L'Aquila, dove la terra trema spesso e dove la natura è così assoluta e padrona che non puoi mai scordarti di essere un piccolo granello in un mare di sabbia, c'è una perla che non ti aspetti. Il suo nome è Alba Fucens ed è un'imprevista località archeologica a circa 100 km da Roma. Sì imprevista, perché non siamo in Sicilia, né nella Magna Grecia o nel Lazio e qui un anfiteatro romano e una piccola urbs davvero non sono così frequenti.
Già...e questo è uno dei motivi della sua straordinaria bellezza.
Il panorama qui è stupendo. La vista, mozzafiato. L'aria purissima e cristallina.
é un vero posto per l'anima, dove il silenzio non manca di certo, lontano dalle solite mete, comprese le località turistiche legate agli scavi archeologici. Sì perché Alba Fucens se ne sta nascosta, fiera della sua altitudine (siamo intorno ai 1000 m), del suo passato glorioso, delle sue montagne antiche, ma tuttora in evoluzione. Forse sarebbe meglio dire, in subbuglio...
E ad Alba Fucens, non lontano dall'antiteatro e dai ruderi dell'antica città romana e dai resti di un insediamento medioevale, del quale restano una chiesa e un antico castello, sorge il Borgo Medioevale. Un B&B con annesso ristorante dove l'atmosfera è unica e dove sembra che il tempo si sia veramente fermato a qualche secolo fa.
venerdì 5 agosto 2011
Delicatessen - Specialità dell'Alto Adige a Milano
Diverse settimane fa, durante una giornata di shopping selvaggio con la mamma, mentre camminavo in Corso San Gottardo a Milano (zona Navigli) ho visto un'insegna che ha subito attirato la mia attenzione: quella di Delicatessen. Un luogo dedicato alle specialità dell'Alto Adige, dove accanto ai prodotti che comunque si possono trovare in distribuzione anche nei super un po' forniti, come il latte, lo yogurt, lo speck, l'Alto Adige ti viene incontro con qualcosa di veramente speciale.
lunedì 21 marzo 2011
Tajine di pollo
Brief
Provare la miscela per tajine di Cannamela
La ricetta
Occorrente: tajine, o recipiente di coccio, tagliere, coltello, cucchiaio di legno, cucchiaio
Ingredienti
700 g di filetto di pollo
16 olive
1 cipolla
1 limone
2 cucchiai di miscela per tajine
2 cucchiai di olio e.v.o.
acqua o brodo
Procedimento
Partiamo con un po' di storia / filologia..
Il termine tajine indica un recipiente di coccio tipico della cucina e cultura marocchina. Qui trovate tutte le info enciclopediche.
Di tajine di pollo esistono varie versioni. Per le più accreditate, segnalo quella con ceci e vaniglia (sì, vaniglia) di Sigrid, o quella un po' più classica con le verdure di Ginger&tomato
Per la mia, ho seguito le istruzioni riportate sulla confezione di spezie della Cannamela che avevo acquistato qualche mese fa, ma non ancora provato..
mercoledì 9 febbraio 2011
Spagna: tra tapas, tortillas, crema catalana..
C'è chi dice che partire sia un po' come morire. Per me partire è vivere. Sì perché quando si viaggia si vive davvero. Non soltanto perché in vacanza poi c'è tutto il tempo per gustarsi ogni cosa. Per camminare senza sapere dove andare. Per guardarsi intorno e "perdere tempo" ad osservare costruzioni e persone. Per inquadrare con l'obiettivo un particolare e renderlo eterno.
Ma perché cambiare ambiente significa mettersi in gioco.
Mai come quando sei in viaggio all'estero la tua identità salta fuori.
E io da quest'anno me ne sto accorgendo sul serio.
domenica 30 gennaio 2011
Mandu e maiale al sesamo
Brief
Preparare una tipica specialità coreana (i Mandu) e ideare un menù a tema
La ricetta
Occorrente: padella antiaderente, tagliere, coltello, piatto, carta assorbente da cucina
Ingredienti
Dosi x 4 persone
12 Mandu già pronti
1/2 cipolla
1 spicchio aglio
salsa soia
aceto di riso
olio di sesamo
1 tazza di brodo
600 g filetto maiale
semi di sesamo
farina bianca
timo
santoreggia
radicchio rosso
Procedimento
I mandu sono gustosissimi ravioli coreani cotti al vapore. Ne vengono realizzati di vari tipi: con le verdure, con la carne, il pesce.. Assomigliano ai dim sum cinesi, ai gyoza giapponesi.
I mandu di questa ricetta sono stati preparati dalla mamma della mia amica coreana Sonia. Prossimamente mi eserciterò anche io, ma per correttezza, non posto qui il procedimento visto che non è "mio". Per chi fosse interessato a questa ricetta, ho fatto una breve ricerca su web e ho trovato qui e qui indicazioni e video-tutorial. Spero vi possano essere utili..
mercoledì 26 maggio 2010
Festival di Arte Contemporanea a Faenza e La Baita
Immagina che stai andando a un festival di arte contemporanea in una città che non hai mai visto. Immagina di non avere idea di dove trovare le location che ti interessano: è un sabato pomeriggio caldissimo di maggio e il tuo treno arriva per pranzo.
Il cibo diventa una necessità, oltre che un piacere e la ricerca di un ristorante "adatto" durante una manifestazione artistico-culturale, con tanti stranieri come ospiti, può diventare ben più impegnativa del previsto.
martedì 27 aprile 2010
La crescia di Pasqua con la Mdp
Brief
La Sposadelvento alle prese con una specialità regionale, un classico sulla tavola di Pasqua
La ricetta
venerdì 9 aprile 2010
martedì 16 febbraio 2010
Monaco di Baviera
Ogni anno la Sposadelvento si concede una fuga.
Uno di quei viaggi che sanno di libertà, di assenza totale di itinerari e pianificazioni.
Senza guide turistiche alla mano.
Senza cose "da fare" per forza.
Senza compagnie scomode, o forse, con la compagnia più scomoda del mondo, cioè quella di se stessi.
Un viaggio lontano da tutto e da tutti.
Non importa dove.
Non importa quando.
L'importante è solamente andare.
Sì perchè talvolta andare è più bello che arrivare a destinazione.
Compagna d'elezione di queste avventure è, ovviamente la macchina.
A fine 2009 il caso mi ha concesso una lancia Delta.
Una di quelle auto che se non le scelgono altri per te, mai e poi mai avresti modo di provare.
Perché il design non ti convince, perché per te è sin troppo grande, perché ....ma perché mai dovrei sentirmi a mio agio in una lancia Delta grigio fumo?
Eppure...
Eppure a Monaco si è rivelata un degno alfiere. Morbida, silenziosa, confortevole, sicura col suo baricentro basso e il parabrezza luminoso.

Se c'è un periodo dell'anno in cui vedere Monaco di Baviera è dicembre.
I mercatini di Natale rendono Marienplatz e comunque il centro storico della città così vivo e così caloroso da far quasi dimenticare che sia inverno.
Ovunque ci sono bancarelle piene di frutta glassata o ricoperta di cioccolato, di panini coi wurstel, di oggetti in legno, di candele naturali, di prodotti da forno decorati di semi e spezie.
Ovunque è la festa degl'occhi.
Quest'anno l'inverno freddo ha reso un po' più difficile del previsto sia l'arrivo che la permanenza, specie per chi, come me, è poco abituato alle temperature sotto lo zero...
Ma la magia era comunque dappertutto..


D'inverno purtroppo non si godono molto gli spazi verdi, che in città abbondano decisamente. C'è un parco splendido in pienissimo centro, dove in pratica ti dimentichi di essere in una delle principali città tedesche: tutto vegetazione, ombra, quiete e grandi spazi naturali.
Ma d'estate si può comunque recuperare.
Astenetevi dalla visita se siete a dieta: impossibile resistere alle tentazioni, ma alla fine il bello sta proprio lì.
Uno di quei viaggi che sanno di libertà, di assenza totale di itinerari e pianificazioni.
Senza guide turistiche alla mano.
Senza cose "da fare" per forza.
Senza compagnie scomode, o forse, con la compagnia più scomoda del mondo, cioè quella di se stessi.
Un viaggio lontano da tutto e da tutti.
Non importa dove.
Non importa quando.
L'importante è solamente andare.
Sì perchè talvolta andare è più bello che arrivare a destinazione.
Compagna d'elezione di queste avventure è, ovviamente la macchina.
A fine 2009 il caso mi ha concesso una lancia Delta.
Una di quelle auto che se non le scelgono altri per te, mai e poi mai avresti modo di provare.
Perché il design non ti convince, perché per te è sin troppo grande, perché ....ma perché mai dovrei sentirmi a mio agio in una lancia Delta grigio fumo?
Eppure...
Eppure a Monaco si è rivelata un degno alfiere. Morbida, silenziosa, confortevole, sicura col suo baricentro basso e il parabrezza luminoso.

Se c'è un periodo dell'anno in cui vedere Monaco di Baviera è dicembre.
I mercatini di Natale rendono Marienplatz e comunque il centro storico della città così vivo e così caloroso da far quasi dimenticare che sia inverno.
Ovunque ci sono bancarelle piene di frutta glassata o ricoperta di cioccolato, di panini coi wurstel, di oggetti in legno, di candele naturali, di prodotti da forno decorati di semi e spezie.
Ovunque è la festa degl'occhi.
Quest'anno l'inverno freddo ha reso un po' più difficile del previsto sia l'arrivo che la permanenza, specie per chi, come me, è poco abituato alle temperature sotto lo zero...
Ma la magia era comunque dappertutto..

Tra le tante particolarità di Monaco, quella che salta più all'occhio è la composizione variegata della popolazione.
Ci sono tantissimi stranieri, bene integrati e capaci di esprimersi in tedesco, spesso anche di svolgere lavori prestigiosi.
E naturalmente i ristoranti etnici sono dappertutto.
Consiglio di provare quelli indiani e thailandesi.
Io in 4 giorni di permanenza non ho mai assaggiato nulla che assomigliasse ad un piatto italiano.
Anche la cucina bavarese si difende piuttosto bene, specie appunto in inverno, quando lo stinco di maiale, le zuppe, le patate arrosto, la tipica cotoletta impanata con le patate fritte o gli spaetzle scaldano il cuore oltre che il corpo.
Indimenticabili, nell'ordine: la birra, i brezel, lo strudel di mele con salsa alla vaniglia.

Ma Monaco vuole anche dire cultura: premi Nobel, gallerie di arte moderna, musei, università prestigiose, chiese e palazzi.
Se vi capita di andare alla Kunsthalle, consiglio un salto in caffetteria.
C'è un'atmosfera moderna e colorata e le torte meritano un assaggio.
D'inverno purtroppo non si godono molto gli spazi verdi, che in città abbondano decisamente. C'è un parco splendido in pienissimo centro, dove in pratica ti dimentichi di essere in una delle principali città tedesche: tutto vegetazione, ombra, quiete e grandi spazi naturali.Ma d'estate si può comunque recuperare.
Astenetevi dalla visita se siete a dieta: impossibile resistere alle tentazioni, ma alla fine il bello sta proprio lì.
lunedì 16 novembre 2009
Il guerrilla restaurant
Parliamo un po' di pubblicitese - sulla mia tavola praticamente tutti i giorni -e qualche volta ahimé pure le notti...
sì perché ho scoperto che quella dei guerrilla restaurant non è una rarità stravagante d'oltreoceano, ma una vera e propria moda.
Luoghi che per una settimana o meno vengono allestiti a ristoranti, magari per pochi, selezionatissimi palati, o per celebrare un evento, un festival culturale, una fiera, una kermesse di qualche tipo. Luoghi dove si fa sperimentazione e che poi chiudono e lasciano il passo.
Nulla di lasciato al caso però intendiamoci.

Spesso la scelta di una stanza sola, di pochi coperti, di tanti giorni di chiusura settimanale fa solo parte del gioco.
Il prezzo della cena e/o del pranzo basta a coprire il costo degli ingredienti ed eventualmente del lavoro necessario, senza però i ricarichi di un ristorante vero e proprio.
L'idea è che risparmiando si possa comunque usufruire di un servizio eccellente, se si è attenti, informati, fortunati.
A New York ne è stato aperto uno nella location di un Hard Rock Café, con un allestimento talmente sofisticato che è finito poi sulle testate di design.
E io ho pensato di proporvelo qui in foto.
Qua per esempio fanno servizio a pranzo e cena solo il mercoledì.
Ma perché si chiamano guerrilla restaurant?
Il guerrilla marketing indica un insieme molto eterogeneo di attività di comunicazione che si fanno per promuovere un marchio o prodotto e hanno un carattere temporaneo, improvviso e molto legato agli ambienti urbani. Spesso guerrilla appunto sta ad indicare il legame prossimo con la guerrilla urbana, anche perché sono attività a carattere molto forte, violento, acceso, sopra le righe. Cose che si impongono all'attenzione, che ti colpiscono nonostante il traffico, la fretta, lo stress e il bombardamento di immagini pubblicitarie. Dallo stickering nei parcheggi, magari con messaggi provocatori, a vere e proprie performance live di modelle e ragazze immagine che sfilano vestite solamente di ciabattine di gomma, ad auto che prendono fuoco, truck che si aprono e dai quali esce musica assordante, ecc..
Ora i guerrilla restaurant spesso restano aperti per poco tempo, ma non sono né malfamati, né pericolosi. La qualità del cibo è forse più certa che se fossero ristoranti a pieno servizio. Anche perché il passaparola è il loro unico veicolo di promozione e quindi guai..
Naturalmente viene da chiedersi quanto questo fenomeno sarà sostenibile in termini economici e di business, specie per le aziende del settore ho.re.ca che non possono sopravvivere di attività così temporanee ed effimere e che hanno bisogno di pianificazioni, piattaforme produttive e logistiche, continuità di processo.
Inutile dire che spero mi capiti quanto prima di provarne uno.
giovedì 8 ottobre 2009
Martedì a Mantova
Metti una sera d'autunno, con l'aria che è ancora dolce, il cielo punteggiato di stelle e c'è la luna piena, alonata di vapori. Mantova ti si mostra ancora più nobile e splendente di quanto tu l'abbia mai vista di giorno, con la luce naturale. Molto di più di quando, sempre a ottobre, ti ci aveva portato una mostra dal titolo poetico "Le ceneri violette di Giorgione" e di quando poi, sempre richiamata dalla pittura, l'avevi rivista per goderti Mantegna e contemporanei.
Parcheggi vicino al castello che ti si offre in tutta la sua imponente bellezza. Lo guardi in silenzio e ti senti improvvisamente piccola e incantata. In giro ci sono poche persone, c'è abbastanza buio per perdersi e non puoi fare a meno di alzare gli occhi. L'architettura in penombra e il profilo dell'acqua debolmente mosso dal vento evocano decisamente atmosfere d'altri tempi e la tua immaginazione vaga, libera e serena, oltre il Po', oltre la campagna, le strade, i volti delle persone, il volto della persona che ti accompagna.
C'è una cena che ti aspetta. O meglio che VI aspetta.

L'Antica Osteria Fragoletta ti accoglie con la sua ospitalità un po' rustica e familiare. Come si legge anche nel sito, Fragoletta era un personaggio del teatro di Carlo Goldoni. Un personaggio del quale non ti ricordavi, ma fa sempre piacere sapere l'origine dei nomi dei ristoranti, spesso così banali da sembrare scelti a caso.
Scegli un piatto di pesce (baccalà cotto in tegame con radicchio gratinato) e ad accompagnare c'è un calice di rosso che negli intenti voleva essere più entusiasmante, ma che fino all'ultimo, per quanto scaldato, lasciato respirare, accompagnato con le pietanze, col pane, bevuto piano, non ti ha proprio convinto.

Non ho preso i celebri tortelli di zucca, perché per una cena mi sembravano un po' troppo.
Vorrà dire che dovrò ritornare..
Parcheggi vicino al castello che ti si offre in tutta la sua imponente bellezza. Lo guardi in silenzio e ti senti improvvisamente piccola e incantata. In giro ci sono poche persone, c'è abbastanza buio per perdersi e non puoi fare a meno di alzare gli occhi. L'architettura in penombra e il profilo dell'acqua debolmente mosso dal vento evocano decisamente atmosfere d'altri tempi e la tua immaginazione vaga, libera e serena, oltre il Po', oltre la campagna, le strade, i volti delle persone, il volto della persona che ti accompagna.
C'è una cena che ti aspetta. O meglio che VI aspetta.

L'Antica Osteria Fragoletta ti accoglie con la sua ospitalità un po' rustica e familiare. Come si legge anche nel sito, Fragoletta era un personaggio del teatro di Carlo Goldoni. Un personaggio del quale non ti ricordavi, ma fa sempre piacere sapere l'origine dei nomi dei ristoranti, spesso così banali da sembrare scelti a caso.
Scegli un piatto di pesce (baccalà cotto in tegame con radicchio gratinato) e ad accompagnare c'è un calice di rosso che negli intenti voleva essere più entusiasmante, ma che fino all'ultimo, per quanto scaldato, lasciato respirare, accompagnato con le pietanze, col pane, bevuto piano, non ti ha proprio convinto.

Non ho preso i celebri tortelli di zucca, perché per una cena mi sembravano un po' troppo.
Vorrà dire che dovrò ritornare..
Ah..se potete, non andate mai a cena a Mantova di martedì: è il giorno di chiusura di quasi tutti i ristoranti. O così mi hanno detto.
venerdì 18 settembre 2009
Trapanando

Ventosa, affacciata su due mari che si guardano e si fondono: da un lato il Tirreno, dall'altro il Mediterraneo, Trapani (l'antica Drepanon) ha una poesia antica e davvero speciale. Fatta di inconfondibili case di pescatori sul lungomare che proteggono il "cuore nobile" della città, dove sorgono i numerosi palazzi signorili costruiti tra il XVII e il XVII secolo e le chiese più caratteristiche nelle quali, ogni anno, nella settimana di Pasqua, si celebrano i Misteri.
É famosa per tante cose Trapani: per il suo celebre pesto alle mandorle da servire sulla pasta, meglio se si tratta delle busiate artigianali (che prendono il nome dal ferro attorno al quale ogni pezzetto di pasta è attorcigliato, il buso); per il cous cous (buonissimo col brodo di pesce) per la secolare lavorazione del corallo - a proposito se vi dovesse capitare un giro in gioielleria merita davvero - per il sale (imperdibili le saline sia a Trapani che a Paceco) e per la vela.

Il suo nome che in greco significa "falce", secondo il mito è dovuto al fatto che Saturno, per detronizzare il padre Crono lo evirò con una falce, che cascandogli durante la lotta, creò la città di Trapani. Per questo il dio protettore della città fu da sempre Saturno, del quale ancora oggi c'è una statua con relativa fontana. Secondo un altro mito, sempre legato alla falce, la dea Demetra, dea della prosperità e del raccolto, alla disperata ricerca della figlia Persefone che era stata rapita da Ade e portata agli Inferi, perse appunto una falce che, anche qui, per magia, creò la città.
A settembre, quando il turismo è meno caotico e il clima più dolce, Trapani è sfolgorante e anche i suoi dintorni, sia Segesta (la prima foto) che Erice, città antichissima, arroccata sulla montagna, famosa per i suoi gustosissimi dolci e biscotti profumati, per il celebre castello, le chiese e i monasteri. Si arriva in funivia, ma anche in macchina, per quanto il tragitto un po' tortuoso sia impegnativo e una volta a destinazione non si ripartirebbe più.
Consiglio di entrare nell'Antica pasticceria del Convento e di provare sia le genovesi alla crema che la torta di crema e mandorle ( in una delle foto) : il sapore delle mandorle tostate è paradisiaco. Tra le specialità non mancano la frutta martorana, i mustaccioli, i biscotti, le marmellate di arance, mandarini e limoni.
Per le busiate, non ho resistito a quelle della Cantina Siciliana a Trapani, famoso e "stellare" ristorante consigliato da Slow Food, dove però il servizio ha lasciato molto a desiderare in fatto di velocità e attenzione e dove mi aspettavo di mangiare obiettivamente meglio che altrove, mentre la qualità è piuttosto in linea con altri posti.
Piacevole sorpresa invece per La Locanda dei Frati in via Virgilio 1 (0923/21009), un'osteria - pizzeria dove ho voluto provare sia la pizza che qualche specialità più tipica, come gli arancini, le panelle (in foto), il pesce spada alla griglia, le polpette di sarde, le seppie ripiene (in foto). Il personale è molto carino e disponibile, provate a tornare e vi accoglieranno come foste amici da sempre.
E siccome non si può partire dalla Sicilia senza aver gustato cannoli, gelati e granite, vi segnalo che è da provare assolutamente il gelato al gusto di gelsomino, delicato, ricco di profumi e di suggestioni: qualcosa di fresco, mediterraneo e sorprendente.I cannoli (grandissimi) sono in grado di soddisfare anche i palati più affamati.
Io ne ho diviso uno in tre perchè non sono amante di dolci e neppure di ricotta di pecora, ma riconosco che meritavano davvero.
Chiudo la carrellata gastronomica con una menzione speciale per il ristorante Le Mura, in via delle Sirene, (0923872622) proprio sul lungomare. Capitata per caso, il primo giorno in cui sono arrivata, ne ho apprezzato tutto, dalle pietanze tipicamente di terra a quelle di mare: il carpaccio di polipo con verdure croccanti (in foto) , la tagliata, la caponata (in foto), l'olio di produzione locale e dal sapore nobile, persino il caffé. L'ambiente è accogliente e raffinato, l'atmosfera, col vento che soffia leggero, i gabbiani e la luce marina è tranquilla e rilassante; il personale affabile e attento.
I vini, sia rossi che bianchi, lasciano generalmente un buon ricordo e rendono ottima testimonianza alla gastronomia locale.
Prima di partire per la Sicilia tutti, ma dico tutti, mi avevano detto "A Trapani mangerai benissimo".
Vero, confermo, ho mangiato benissimo, forse un pochino troppo, ma come dire di no? La Sicilia è uno dei pochi posti dove se non finisci il piatto, viene fuori il ristoratore a chiederti come mai hai rimandato indietro e se c'era qualcosa che non andava. E allora non puoi scontentarli e ti sacrifichi..
Pensavo di tornare ingrassata di 14 kg in meno di una settimana e invece...
Strano, ma ho perso pure del peso. Incredibile!
Città magica nel vero senso della parola, come volevano i miti greci?
martedì 21 luglio 2009
Da Starbucks presto anche il vino

Nelle mie peregrinazioni digitali, ho scoperto qui e qui una notizia un po' curiosa, ovvero che Starbucks la prossima settimana aprirà nuovo punti vendita dal look e posizionamento di mercato un po' differente rispetto ai suoi stores abituali.
Ovvero, i 15th Avenue Coffee and Tea inspired by Starbucks, dove oltre a caffé, cappuccino, cheese cakes e cookies si venderanno anche vino e birra.
Essendo una fanatica di Starbucks questa anteprima non potevo certo perdermela e per l'appunto eccomi qui a parlarne, o meglio, a scriverne.

Cosa ci sarà di particolare in questi nuovi punti vendita e perché quel nome?
Ci saranno dei nuovi servizi, che hanno richiesto per esempio l'attivazione della licenza per vendere alcoloci, ci sarà la musica dal vivo, la lettura di poesie, e tutto questo innesca un immancabile richiamo all'europeo caffé letterario inteso come luogo di ritrovo e non solo di consumo. Come concetto culturale, tra le altre cose.
Addirittura il colosso del caffé abdicherà alla propria insegna e al nome di Starbucks appunto e creerà una linea di shopping bags e di materiale per il punto vendita apposito.
L'idea è quella di far evolvere sempre di più l'immagine dei caffé e di donarle maggiori contenuti in chiave eco-friendly. Di integrarli di più con la realtà territoriale in cui si trovano, di lavorare sulle suggestioni affettive, evocative e chiaramente emozionali.
La reale motivazione di questa scelta è però quella di innovare un format, per altro riuscitissimo e di vincere un po' di riseve, cosa che, in un periodo di crisi e recessione, non fa di certo male.
Come si chiedono giustamente i colleghi di Vino24, noi siamo però interessati alla loro carta dei vini, cosa sarà possibile bere nei nuovi Starbucks coffees, o meglio, nei 15th Avenue Coffee and Tea inspired by Starbuckse? Ci saranno etichette italiane? americane? del "resto del mondo"? Come verrà servito il vino?

lunedì 22 giugno 2009
Vaniglia Bourbon
Girovagando sulla rete si scoprono miniere di diamanti.E siti che vendono vaniglia del Madagascar ovviando a mille passaggi di grossisti e gd.
Che per me valgono come miniere di diamanti.
Il tutto si trova a questo indirizzo con possibilità di acquisare direttamente online, a prezzi ragionevoli e ricevere la merce direttamente a casa propria. Il pagamento può avvenire con bonifico, carta di credito e contrassegno.
Spediscono anch campioni, ma soltanto ad aziende e per grandi quantità di merce.
La vaniglia è il core business, ma accanto alle splendide bacche di qualità sopraffina, ci sono altre spezie / droghe come la cannella, l'aneto, l'anice stellato, la curcuma, le spezie per il vin brulé, il cardamomo, ecc, ecc, ecc..
L'idea del progetto, è quella di creare un mercato estero per prodotti agricoli "tipici" di provenienza diretta, a vantaggio della qualità che in questi casi, trattandosi di sostanze aromatiche è delicatissima e può sempre risentire parecchio dei troppi passaggi.
Io, che di un mercante di spezie potrei tranquillamente innamorarmi, al fascino di questo sito / servizio credo non resisterò, per cui è probabile che il prossimo autoregalo per l'onomastico (17 luglio) sarà fatto qui sopra.
Mi sa che i sandali di Sebastian aspetteranno...

lunedì 27 aprile 2009
Mangiare a Liverpool
Ispirata da un semiregalo aziendale, ovvero un voucher per una notte in albergo, ho colto l'occasione per lanciarmi alla scoperta di Liverpool.
Non tanto sulla via di un pellegrinaggio, perché sia una fan dei Beatles - e qui so già che mi attirerò le ire di chi lo è - quanto perché non ho proprio mai avuto occasione di andarci e di motivi per farlo ne avrei avuti proprio pochi. Quindi mi sono detta: "Perché non scegli una meta fuori dai tuoi normali e/o eventuali itinerari?"
Arrivata ad un orario improponibile (colpa di Ryanair) con un clima improponibile (non a causa di Ryanair) ho trovato una città ben diversa dall'immagine mentale che mi ero costruita prima di partire. Beh veramente anche durante il viaggio.

Liverpool è molto ventosa e questo mi ha letteralmente conquistata.
Ed è anche molto malinconica.
Era piena di cantieri. E strade interrotte e polvere e transenne e men at work.
E di donne inglesi con il termometro corporeo starato che si aggiravano in sandalo e super scollatura sexy con 10°C e un vento degno dei migliori surfisti del mondo.
Come al solito mi sono tuffata nel primo Starbucks per riprendermi dai mesi di astinenza e mi sono aggirata con tanto di tazzona di super cappuccino bollente alla vaniglia tra teenager, famigliole oversize (ma oversize è un eufemismo), immancabili turisti italiani e commesse in pausa caffé.
La Tate Modern consigliatissima sia per gli artisti che vi sono esposti sia per l'ambiente, nella suggestiva area dei Docks.
Quanto al cibo invece, non altrettanto consigliata è l'English breakfast. Adoro mangiare il salato anche appena alzata, ma tra fagioli al ketchup, polpette di frattaglie che sembrano cialde di caffé, la colazione mi è sembrata una sorta di penitenza da scontare per una scommessa persa.
In compenso ho trovato dolci, sandwich e piatti etnici buonissimi.
Non tanto sulla via di un pellegrinaggio, perché sia una fan dei Beatles - e qui so già che mi attirerò le ire di chi lo è - quanto perché non ho proprio mai avuto occasione di andarci e di motivi per farlo ne avrei avuti proprio pochi. Quindi mi sono detta: "Perché non scegli una meta fuori dai tuoi normali e/o eventuali itinerari?"
Arrivata ad un orario improponibile (colpa di Ryanair) con un clima improponibile (non a causa di Ryanair) ho trovato una città ben diversa dall'immagine mentale che mi ero costruita prima di partire. Beh veramente anche durante il viaggio.

Liverpool è molto ventosa e questo mi ha letteralmente conquistata.
Ed è anche molto malinconica.
Era piena di cantieri. E strade interrotte e polvere e transenne e men at work.
E di donne inglesi con il termometro corporeo starato che si aggiravano in sandalo e super scollatura sexy con 10°C e un vento degno dei migliori surfisti del mondo.
Come al solito mi sono tuffata nel primo Starbucks per riprendermi dai mesi di astinenza e mi sono aggirata con tanto di tazzona di super cappuccino bollente alla vaniglia tra teenager, famigliole oversize (ma oversize è un eufemismo), immancabili turisti italiani e commesse in pausa caffé.
La Tate Modern consigliatissima sia per gli artisti che vi sono esposti sia per l'ambiente, nella suggestiva area dei Docks.
Quanto al cibo invece, non altrettanto consigliata è l'English breakfast. Adoro mangiare il salato anche appena alzata, ma tra fagioli al ketchup, polpette di frattaglie che sembrano cialde di caffé, la colazione mi è sembrata una sorta di penitenza da scontare per una scommessa persa.
In compenso ho trovato dolci, sandwich e piatti etnici buonissimi.
giovedì 16 aprile 2009
Quiche Lorraine
Brief
Se la Sposadelvento ha nostalgia della Francia, cioè praticamente una volta alla settimana
La ricetta

Ingredienti
Per la pasta brisé200 g farina di grano tenero
70 g burro
1 uovo
1 cucchiaio acqua fredda
Per la farcitura
200g pancetta
erba cipollina (a piacere)
una spruzzata di noce moscata
200 ml panna fresca
100g Emmental
2 uova e 2 tuorli
sale e pepe
Procedimento
Come spesso accade per le ricette straniere, abituarsi a mangiare un piatto in Italia e poi un bel giorno assaggiarne la versione "originale" o comunque preparata nel luogo di provenienza può essere un'esperienza straniante. Una di quelle che ti lascia in silenzio, che ti fa guardare negli occhi il o i commensali e comunicare con quello sguardo e con quel silenzio che significano "ah, beh, ma è tutta un'altra cosa..."
Con la quiche Lorraine per me fu cosí.
Per prepararla in casa, senza avere la pretesa di eguagliarne gusto e fragranza, ho provato questa ricetta. E ho deciso di postarla per tutte le volte che mi salirà nostalgia della Francia.
Per la pasta brisé si procede semplicemente riunendo gli ingredienti in una terrina, li si amalgama cercando di lavorare la pasta il meno possibile e si lascia riposare in frigo per almeno mezz'ora.
Si fa saltare la pancetta tagliata a cubetti in padella, senza aggiunta di grassi, si aromatizza con un po' di erba cipollina. Si grattugia il formaggio e in una ciotola si sbatte la panna fresca con le uova e i tuorli. A questo composto si aggiungono noce moscata e un po' di sale. Poco perché la pancetta è generalmente piuttosto ricca di sodio, specie se si usa quella affumicata.
Si stende la pasta nella tortiera, aiutandosi con il matterello e con un po' di farina sul piano di lavoro. Si riveste con della carta alluminio e si stendono sopra dei fagioli secchi. Quindi si inforna a 180°C per 15 minuti, si estrae e si rimuovono fagioli secchi e carta alluminio, si lascia proseguire la cottura per altri dieci minuti. Trascorso questo tempo si farcisce di formaggio, al centro si posizionano i cubetti di pancetta salata e sopra la crema.
La cottura anticipata della base di questa quiche permette di avere un risultato migliore, perchè altrimenti con un ripieno umido il rischio che la torta risulti poco fragrante è praticamente assicurato.
Io non esagero mai con la temperatura del forno, ergo ho optato per 170°C e circa 40 minuti. Tuttavia ogni forno è un mondo a parte e va conosciuto e addomesticato.
Va servita tiepida, quindi organizzarsi coi tempi, è l'ideale.
Se poi ad accompagnarla avete un bel bicchiere di bianco alsaziano...c'est magnifique
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