lunedì 16 novembre 2009

Il guerrilla restaurant

Parliamo un po' di pubblicitese - sulla mia tavola praticamente tutti i giorni -e qualche volta ahimé pure le notti...


sì perché ho scoperto che quella dei guerrilla restaurant non è una rarità stravagante d'oltreoceano, ma una vera e propria moda.


Luoghi che per una settimana o meno vengono allestiti a ristoranti, magari per pochi, selezionatissimi palati, o per celebrare un evento, un festival culturale, una fiera, una kermesse di qualche tipo. Luoghi dove si fa sperimentazione e che poi chiudono e lasciano il passo.

Nulla di lasciato al caso però intendiamoci.

Spesso la scelta di una stanza sola, di pochi coperti, di tanti giorni di chiusura settimanale fa solo parte del gioco.

Il prezzo della cena e/o del pranzo basta a coprire il costo degli ingredienti ed eventualmente del lavoro necessario, senza però i ricarichi di un ristorante vero e proprio.

L'idea è che risparmiando si possa comunque usufruire di un servizio eccellente, se si è attenti, informati, fortunati.

A New York ne è stato aperto uno nella location di un Hard Rock Café, con un allestimento talmente sofisticato che è finito poi sulle testate di design.

E io ho pensato di proporvelo qui in foto.


Qua per esempio fanno servizio a pranzo e cena solo il mercoledì.


Ma perché si chiamano guerrilla restaurant?

Il guerrilla marketing indica un insieme molto eterogeneo di attività di comunicazione che si fanno per promuovere un marchio o prodotto e hanno un carattere temporaneo, improvviso e molto legato agli ambienti urbani. Spesso guerrilla appunto sta ad indicare il legame prossimo con la guerrilla urbana, anche perché sono attività a carattere molto forte, violento, acceso, sopra le righe. Cose che si impongono all'attenzione, che ti colpiscono nonostante il traffico, la fretta, lo stress e il bombardamento di immagini pubblicitarie. Dallo stickering nei parcheggi, magari con messaggi provocatori, a vere e proprie performance live di modelle e ragazze immagine che sfilano vestite solamente di ciabattine di gomma, ad auto che prendono fuoco, truck che si aprono e dai quali esce musica assordante, ecc..


Ora i guerrilla restaurant spesso restano aperti per poco tempo, ma non sono né malfamati, né pericolosi. La qualità del cibo è forse più certa che se fossero ristoranti a pieno servizio. Anche perché il passaparola è il loro unico veicolo di promozione e quindi guai..


Naturalmente viene da chiedersi quanto questo fenomeno sarà sostenibile in termini economici e di business, specie per le aziende del settore ho.re.ca che non possono sopravvivere di attività così temporanee ed effimere e che hanno bisogno di pianificazioni, piattaforme produttive e logistiche, continuità di processo.
Inutile dire che spero mi capiti quanto prima di provarne uno.

domenica 1 novembre 2009

Filetto di maiale in crosta con insalata di zucca


Brief

Interpretare il trionfo dei sapori autunnali con un secondo di carne in crosta


La ricetta




Occorrente: teglia, forno, carta da forno coltello, pennello da cucina, pentola + accessorio per la cottura a vapore, schiaccianoci, casseruola
Ingredienti

Per l'insalata
1 zucca gialla piccola
1 radicchio di Treviso grande
7-8 noci
aceto balsamico
olio e.v.o.
sale

Per lo strudel
1 rotolo di pasta sfoglia già pronta
1 filetto di maiale da 800 g
400 g bietole
100 g prosciutto cotto
60 g Parmigiano Reggiano a scaglie
1 rametto di rosmarino
3-4 foglie di salvia fresca
2-3 cucchiai olio e.v.o.
1 uovo sbattuto per pennellare

Procedimento

Pulire la scorza della zucca con un panno umido, tagliarla a spicchi molto grandi, senza però rimuovere la scorza stessa e sistemare gli spicchi su una teglia coperta di carta da forno e cuocerla in forno caldo a 200°C per 20 minuti circa. A questo punto sarà molto più semplice rimuovere la scorza dalla polpa, mentre la zucca conserverà un sapore e una consistenza che altri sistemi di cottura non hanno il potere di preservare.
Lavare il radicchio sotto acqua corrente, asciugarne le foglie e tagliarle a pezzi di due cm circa.
Tagliare la zucca a fette molto sottili, sgusciare le noci e tagliarle a pezzetti. Sistemare nei piatti un letto di radicchio, coprire con le noci e le fette di zucca e quindi condire l'insalata con olio e aceto balsamico. Regolare di sale.
Per lo strudel invece, regolarsi in base al tipo di pasta sfoglia a disposizione, ovvero se è surgelata, estrarla per tempo dal congelatore, se invece conservata a temperatura ambiente, lo strudel può essere preparato subito.
Sciacquare le bietole sotto acqua corrente e cuocerle a vapore.
Lavare la carne, tamponarla con della carta assorbente da cucina. Scaldare l'olio, col rametto di rosmarino e la salvia in una casseruola, unire la carne e farla dorare per qualche minuto da ambo i lati.
Stendere la pasta sfoglia sul piano di lavoro, ricoprirla con le bietole, il prosciutto cotto, il formaggio e da ultimo posizionare al centro il filetto di maiale. Non è necessario salare troppo, perché il Parmigiano è di per sé già molto sapido...quindi attenzione...Arrotolare lo strudel e chiuderlo bene, pennellando i bordi di uovo sbattuto. Lucidarne la superficie sempre con l'uovo e infornare per 35-40 minuti a 200°C.
Una volta cotto, estrarlo dal forno e prima di tagliarlo, aspettare che raffreddi un po', altrimenti l'operazione sarà più difficile e la pasta sfoglia risulterà tutta sbriciolata. Un coltello affilato, meglio se a seghetta, verrà sicuramente in aiuto.

venerdì 30 ottobre 2009

Cheesecake all'Irish cream


Brief

La cheesecake all'Irish cream secondo la Sposadelvento


La ricetta



Occorrente: stampo circolare di 24 cm di diametro, spatola, testo, frullatore, bilancia elettronica



Ingredienti
200 g farina integrale
80 g burro
1 uovo + 1 tuorlo
1/2 bustina lievito vanigliato
buccia grattugiata di limone
6-7 gocce tic

200 g formaggio Philadelphia Yo
3-4 gocce Tic
2 uova
1 bicchierino liquore Irish cream
200 g panna montata




Procedimento

La cheesecake è uno dei dolci preferiti di sempre nella cucina della Sposadelvento.
Quella all'irish cream poi è una ricetta reclamata a gran voce sia dagli amici della sposadelvento che dalla famiglia, per cui prepararla diventa un piacere doppio.
Non v'è infatti brief migliore di uno che suscita grandi apprezzamenti sin da subito.
Come al solito, anche questa ricetta obbedisce ad un imperativo dietetico e alla necessità di alleggerire un dolce di per sé molto calorico e troppo ricco di grassi animali.
Troverete sia farina integrale nell'impasto, che un dolcificante a basso indice glicemico, in sostituzione del comune zucchero bianco.
Le uova sono state volutamente ridotte, così come le calorie del formaggio, avendone preferito uno leggero al mascarpone.

Formare la base della torta con la farina, l'uovo e i tuorli, il burro freddo, il lievito e la buccia grattugiata di un limone.

Raccogliere la pasta a forma di palla e metterla a riposare in frigo per almeno 30 minuti.

Nel frattempo si prepara la crema.
Si frulla il formaggio Philadelphia con le uova, si aggiunge il liquore e da ultima la panna montata.
Si stende la pasta in una tortiera, si farcisce di crema e si livella bene.
Per la cottura, ho sperimentato il sistema del bagnomaria e da allora non me ne sono più liberata. La torta infatti cuoce senza formare bolle e senza avere quella consistenza sabbiosa che il formaggio rappreso tende a prendere. Il risultato è invece una crema fondente, liscia e che si scioglie letteralmente in bocca. Basta impostare la temperatura del forno intorno ai 180°C e lasciare cuocere per circa un'ora.

Decorare a piacere con frutti di bosco, codette di cioccolato, ciuffetti di panna, ecc..

domenica 18 ottobre 2009

I panini al sesamo

Brief

Preparare dei panini al sesamo poliedrici: adatti cioè alla colazione, al buffet, alla merenda, sia spalmati di marmellata e simili, che farciti di salumi, formaggi, carpacci di pesce. Praticamente buoni con tutto


La ricetta


Occorrente: macchina per il pane, forno, bicchiere, cucchiaio, cucchiaino, teglia da forno

Ingredienti

3 bicchieri di farina manitoba
1 bicchiere di latte tiepido
2 cucchiai di zucchero semolato
1 cucchiaio di lievito di birra
2 cucchiai di burro fuso
abbondanti semi di sesamo
bianco d'uovo per lucidare

Procedimento

Dalla mia vacanza siciliana, credo di essere ritornata con la sesamite addosso. Una rara malattia che mi porta a decorare grissini, pane, torte salate, crostini e similia con manciata abbondanti di sesamo tostato.
L'altro giorno è stata la volta di questi sorprendenti panini.

Sorprendenti perché è bastato seguire un paio di furbi accorgimenti leggiucchiati qua e là sulla rete per ottenere un risultato simil-professionale, con somma esultanza del parentado che i panini li ha assaggiati, gustati, divorati.
Allora il primo accorgimento sta nella temperatura del latte. Ovvero, se in casa c'è molto caldo, come in estate o se si esagera col riscaldamento, ecco che l'acqua dovrà essere "più fredda" che in inverno o in un ambiente poco riscaldato. Esempio..mi sono regolata sui 25° anziché i 37° che utilizzavo abitualmente. E...magia...l'impasto ha assunto una qualità e una lievitazione indubbiamente migliori del previsto.
Per prepararlo, è stato sufficiente mettere tutti gli ingredienti nella macchina per il pane (insostituibile invenzione della scienza e della tecnica) e selezionare il programma "impasti". Dopo circa due ore ho lavorato poi l'impasto e formato una decina di panini. Li ho posizionati sulla teglia foderata di carta da forno. Li ho lasciati riposare al caldo per circa un'ora, dopo averli pennellati col bianco d'uovo e ricoperti di sesamo.
Sono diventati belli gonfi e rotondi e così li ho portati a cottura a circa 190° per 15-20 minuti.
E il risultato lo vedete in foto.
Peccato non poter fare la prova "assaggio"...ne valeva decisamente la pena.
:-)

giovedì 8 ottobre 2009

Martedì a Mantova

Metti una sera d'autunno, con l'aria che è ancora dolce, il cielo punteggiato di stelle e c'è la luna piena, alonata di vapori. Mantova ti si mostra ancora più nobile e splendente di quanto tu l'abbia mai vista di giorno, con la luce naturale. Molto di più di quando, sempre a ottobre, ti ci aveva portato una mostra dal titolo poetico "Le ceneri violette di Giorgione" e di quando poi, sempre richiamata dalla pittura, l'avevi rivista per goderti Mantegna e contemporanei.

Parcheggi vicino al castello che ti si offre in tutta la sua imponente bellezza. Lo guardi in silenzio e ti senti improvvisamente piccola e incantata. In giro ci sono poche persone, c'è abbastanza buio per perdersi e non puoi fare a meno di alzare gli occhi. L'architettura in penombra e il profilo dell'acqua debolmente mosso dal vento evocano decisamente atmosfere d'altri tempi e la tua immaginazione vaga, libera e serena, oltre il Po', oltre la campagna, le strade, i volti delle persone, il volto della persona che ti accompagna.
C'è una cena che ti aspetta. O meglio che VI aspetta.





L'Antica Osteria Fragoletta ti accoglie con la sua ospitalità un po' rustica e familiare. Come si legge anche nel sito, Fragoletta era un personaggio del teatro di Carlo Goldoni. Un personaggio del quale non ti ricordavi, ma fa sempre piacere sapere l'origine dei nomi dei ristoranti, spesso così banali da sembrare scelti a caso.
Scegli un piatto di pesce (baccalà cotto in tegame con radicchio gratinato) e ad accompagnare c'è un calice di rosso che negli intenti voleva essere più entusiasmante, ma che fino all'ultimo, per quanto scaldato, lasciato respirare, accompagnato con le pietanze, col pane, bevuto piano, non ti ha proprio convinto.


Non ho preso i celebri tortelli di zucca, perché per una cena mi sembravano un po' troppo.
Vorrà dire che dovrò ritornare..

Ah..se potete, non andate mai a cena a Mantova di martedì: è il giorno di chiusura di quasi tutti i ristoranti. O così mi hanno detto.

venerdì 18 settembre 2009

Trapanando





Ventosa, affacciata su due mari che si guardano e si fondono: da un lato il Tirreno, dall'altro il Mediterraneo, Trapani (l'antica Drepanon) ha una poesia antica e davvero speciale. Fatta di inconfondibili case di pescatori sul lungomare che proteggono il "cuore nobile" della città, dove sorgono i numerosi palazzi signorili costruiti tra il XVII e il XVII secolo e le chiese più caratteristiche nelle quali, ogni anno, nella settimana di Pasqua, si celebrano i Misteri.


É famosa per tante cose Trapani: per il suo celebre pesto alle mandorle da servire sulla pasta, meglio se si tratta delle busiate artigianali (che prendono il nome dal ferro attorno al quale ogni pezzetto di pasta è attorcigliato, il buso); per il cous cous (buonissimo col brodo di pesce) per la secolare lavorazione del corallo - a proposito se vi dovesse capitare un giro in gioielleria merita davvero - per il sale (imperdibili le saline sia a Trapani che a Paceco) e per la vela.









Il suo nome che in greco significa "falce", secondo il mito è dovuto al fatto che Saturno, per detronizzare il padre Crono lo evirò con una falce, che cascandogli durante la lotta, creò la città di Trapani. Per questo il dio protettore della città fu da sempre Saturno, del quale ancora oggi c'è una statua con relativa fontana. Secondo un altro mito, sempre legato alla falce, la dea Demetra, dea della prosperità e del raccolto, alla disperata ricerca della figlia Persefone che era stata rapita da Ade e portata agli Inferi, perse appunto una falce che, anche qui, per magia, creò la città.

A settembre, quando il turismo è meno caotico e il clima più dolce, Trapani è sfolgorante e anche i suoi dintorni, sia Segesta (la prima foto) che Erice, città antichissima, arroccata sulla montagna, famosa per i suoi gustosissimi dolci e biscotti profumati, per il celebre castello, le chiese e i monasteri. Si arriva in funivia, ma anche in macchina, per quanto il tragitto un po' tortuoso sia impegnativo e una volta a destinazione non si ripartirebbe più.

Consiglio di entrare nell'Antica pasticceria del Convento e di provare sia le genovesi alla crema che la torta di crema e mandorle ( in una delle foto) : il sapore delle mandorle tostate è paradisiaco. Tra le specialità non mancano la frutta martorana, i mustaccioli, i biscotti, le marmellate di arance, mandarini e limoni.



Per le busiate, non ho resistito a quelle della Cantina Siciliana a Trapani, famoso e "stellare" ristorante consigliato da Slow Food, dove però il servizio ha lasciato molto a desiderare in fatto di velocità e attenzione e dove mi aspettavo di mangiare obiettivamente meglio che altrove, mentre la qualità è piuttosto in linea con altri posti.



Piacevole sorpresa invece per La Locanda dei Frati in via Virgilio 1 (0923/21009), un'osteria - pizzeria dove ho voluto provare sia la pizza che qualche specialità più tipica, come gli arancini, le panelle (in foto), il pesce spada alla griglia, le polpette di sarde, le seppie ripiene (in foto). Il personale è molto carino e disponibile, provate a tornare e vi accoglieranno come foste amici da sempre.





E siccome non si può partire dalla Sicilia senza aver gustato cannoli, gelati e granite, vi segnalo che è da provare assolutamente il gelato al gusto di gelsomino, delicato, ricco di profumi e di suggestioni: qualcosa di fresco, mediterraneo e sorprendente.

I cannoli (grandissimi) sono in grado di soddisfare anche i palati più affamati.
Io ne ho diviso uno in tre perchè non sono amante di dolci e neppure di ricotta di pecora, ma riconosco che meritavano davvero.

Chiudo la carrellata gastronomica con una menzione speciale per il ristorante Le Mura, in via delle Sirene, (0923872622) proprio sul lungomare. Capitata per caso, il primo giorno in cui sono arrivata, ne ho apprezzato tutto, dalle pietanze tipicamente di terra a quelle di mare: il carpaccio di polipo con verdure croccanti (in foto) , la tagliata, la caponata (in foto), l'olio di produzione locale e dal sapore nobile, persino il caffé. L'ambiente è accogliente e raffinato, l'atmosfera, col vento che soffia leggero, i gabbiani e la luce marina è tranquilla e rilassante; il personale affabile e attento.

I vini, sia rossi che bianchi, lasciano generalmente un buon ricordo e rendono ottima testimonianza alla gastronomia locale.
Prima di partire per la Sicilia tutti, ma dico tutti, mi avevano detto "A Trapani mangerai benissimo".
Vero, confermo, ho mangiato benissimo, forse un pochino troppo, ma come dire di no? La Sicilia è uno dei pochi posti dove se non finisci il piatto, viene fuori il ristoratore a chiederti come mai hai rimandato indietro e se c'era qualcosa che non andava. E allora non puoi scontentarli e ti sacrifichi..

Pensavo di tornare ingrassata di 14 kg in meno di una settimana e invece...
Strano, ma ho perso pure del peso. Incredibile!

Città magica nel vero senso della parola, come volevano i miti greci?

sabato 15 agosto 2009

Il brunch di Ferragosto





Non c'è cosa che alla Sposadelvento costi fare quanto alzarsi alle prime luci dell'alba.


Sì perché se è vero che il mattino ha l'oro in bocca, quell'oro è tanto meglio gustarselo fino in fondo, al fresco di una stanza, magari addormentati.


Diversa cosa è quando invece l'alba la si aspetta senza andare affatto a dormire, perché magari il sonno non è sceso quella notte, o - meglio ancora - perché un incontro speciale ha rubato tempo al sonno e anche volendo andare a dormire, la mente sarebbe ancora impegnata a fantasticare.


E un incontro speciale vale decisamente di più di mille ore di sonno.




Ad agosto la natura sa essere particolarmente generosa. Non solo in fatto di luce e di calore, ma anche e soprattutto di frutti. Da sempre questo mese per me significa andare a raccogliere le more di rovo. E visto che le more sanno essere un'ottima fonte di ispirazione, questa mattina ho improvvisato un brunch estivo, approfittando della festa, dell'insonnia, dei colori dell'alba e di un ottimo stato d'animo.


Crostata con marmellata di more




Per la crostata è sufficiente impastare 300g di farina con 150 g di burro a temperatura ambiente, un uovo + un tuorlo, abbondante buccia di limone grattugiata, 50 g di zucchero e mezza bustina di lievito. Si forma una palla, si mette a raffreddare in frigo per circa una mezz'ora. Si unge e infarina una tortiera, si stende la pasta col matterello sul piano di lavoro infarinato, si fodera la tortiera di pasta e su questa si stende la marmellata. Volendo si può decorare con strisce di pasta a formare il caratteristico reticolo.
Per la cottura ho capito che una temperatura media del forno è l'ideale, ergo non più di 170 °C per circa 25 minuti.




Chiocciole di pan brioche con frutti di bosco



Per la preparazione del pan brioche vedi anche qui e qui..una volta pronto l'impasto, lo si preleva dal cestello, lo si stende a formare dei cordoncini di circa 2 cm di diametro per 20cm di lunghezza, si pennellano di bianco d'uovo e si attorcigliano a formare delle ciocchioline. Prima di infornarle, spennelare di uovo battuto e decorare con i frutti di bosco rinvenuti in acqua calda e/o brandy.
La cottura deve avvenire a 190°C per 20 minuti circa.

Focaccia alle olive



Il segreto di un'ottima focaccia, oltre naturalmente all'impasto, è cospargerla di acqua e olio in parti uguali, poco prima di infornarla. Per chi non avesse tempo e voglia di impastare ci sono sia gli impasti già pronti, al supermercato, che i fornai che mettono a disposizione il proprio di impasto (su prenotazione e se il fornaio è di fiducia).
Io che adoro avere le mani in pasta, per la focaccia mi attrezzo da sola, senza però raggiungere l'eccellenza, lo ammetto. La mia ricetta è molto più frettolosa di quella aurea e contiene lievito di birra che può far storcere il naso ai puristi.
Ad ogni modo, per le quantità mi regolo così:
400g di farina manitoba
300g acqua tiepida
2 cucchiai di olio e.v.o.
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di lievito di birra
1 cucchiaino di sale
Per spennellare
2 cucchiai di acqua
2 cucchiai di olio e.v.o.

Lavoro gli ingredienti e lascio lievitare per circa due ore, sgonfio l'impasto, lo stendo nella teglia dove dovrà cuocere e lascio lievitare per un'altra mezz'ora. Dopo di che inforno a 200°C per 15 minuti circa.
Nel caso della focaccia con le olive, aggiungo le olive dopo aver steso la pasta.


lunedì 10 agosto 2009

Filetti di merluzzo con insalata di pomodori

Brief


Un secondo di pesce veloce, fresco ed estivo per i giorni di pigrizia estrema e soprattutto di caldo infernale


La ricetta




Occorrente: casseruola, coltello, padella antiaderente


Ingredienti

1 kg di merluzzo
vino bianco q.b.
alloro
farina bianca
olio
sale
pepe
4 pomodori insalatari
4 cucchiai di pane grattugiato
aglio
origano e maggiorana
olio
sale

Procedimento

Premessa di questa ricetta è che quando la Sposadelvento finalmente arriva alle ferie e/o alle vacanze - specie se estive - la sua creatività improvvisamente esplode come un campo di fiori in Provenza a inizio maggio. La cucina della Sposa però, in giorni di calura estiva, chiede requie, ed ecco allora che quella creatività necessita di disciplina. Di venire cioè incanalata verso preparazioni quasi ready - made; verso cotture rapide che non producano troppo vapore; verso sapori mediterranei, ma al tempo stesso freschi e stuzzicanti. Perché se è vero che la Sposa è in ferie, è anche vero che non si rinuncia mai ad apparecchiare per bene e a porgere le cose con grazia.

L'altro giorno mi sono divertita a giocare con un'insalata di pomodori a fare da accompagnamento al più classico dei classici della cucina estiva, cioè il filetto di pesce.
Ho tagliato i pomodori a fette sottili e le ho insaporite con una spruzzata di pane grattugiato tostato rapidamente in padella assieme a un trito di aglio, maggiorana e origano. Un filo di olio extravergine dolce e fruttato ha impreziosito il tutto come una sapiente collana di perle sa fare col decolté di una donna.
Ho preparato anche dei crostini cosparsi di formaggio alle erbe sui quali ho messo poi dei pomodori secchi sott'olio: è innegabile, mi conquistarono durante la mia vacanza in Calabria e a allora non me ne separo mai.

Il pesce l'ho cotto anch'esso rapidamente, passandolo prima in farina e poi facendolo dorare appena in padella con l'olio. Ho bagnato di vino bianco (dolciastro a dire la verità) e ho insaporito con foglie di lauro.
Il risultato è, tra le altre cose, uno squillante gioco cromatico, che lusinga l'occhio e invita ancora di più all'assagio.
Bon appetit!



martedì 21 luglio 2009

Da Starbucks presto anche il vino



Nelle mie peregrinazioni digitali, ho scoperto qui e qui una notizia un po' curiosa, ovvero che Starbucks la prossima settimana aprirà nuovo punti vendita dal look e posizionamento di mercato un po' differente rispetto ai suoi stores abituali.

Ovvero, i 15th Avenue Coffee and Tea inspired by Starbucks, dove oltre a caffé, cappuccino, cheese cakes e cookies si venderanno anche vino e birra.

Essendo una fanatica di Starbucks questa anteprima non potevo certo perdermela e per l'appunto eccomi qui a parlarne, o meglio, a scriverne.




Cosa ci sarà di particolare in questi nuovi punti vendita e perché quel nome?
Ci saranno dei nuovi servizi, che hanno richiesto per esempio l'attivazione della licenza per vendere alcoloci, ci sarà la musica dal vivo, la lettura di poesie, e tutto questo innesca un immancabile richiamo all'europeo caffé letterario inteso come luogo di ritrovo e non solo di consumo. Come concetto culturale, tra le altre cose.


Addirittura il colosso del caffé abdicherà alla propria insegna e al nome di Starbucks appunto e creerà una linea di shopping bags e di materiale per il punto vendita apposito.


L'idea è quella di far evolvere sempre di più l'immagine dei caffé e di donarle maggiori contenuti in chiave eco-friendly. Di integrarli di più con la realtà territoriale in cui si trovano, di lavorare sulle suggestioni affettive, evocative e chiaramente emozionali.
La reale motivazione di questa scelta è però quella di innovare un format, per altro riuscitissimo e di vincere un po' di riseve, cosa che, in un periodo di crisi e recessione, non fa di certo male.

Come si chiedono giustamente i colleghi di Vino24, noi siamo però interessati alla loro carta dei vini, cosa sarà possibile bere nei nuovi Starbucks coffees, o meglio, nei 15th Avenue Coffee and Tea inspired by Starbuckse? Ci saranno etichette italiane? americane? del "resto del mondo"? Come verrà servito il vino?

lunedì 13 luglio 2009

Panini con farina di segale integrale e miele di acacia



Brief

Nel forno della Sposadelvento: panini integrali di segale al miele


La ricetta

Occorrente: macchina per il pane, forno, pennello da cucina, teglia, carta da forno, tazza, cucchiaio

Ingredienti

2 tazze di farina di segale integrale
1 tazza e 1/4 di farina di grano per panificazione
1 tazza e 1/4 di acqua tiepida
2 cucchiai di miele d'acacia
20g di burro sciolto
1 cucchiaio di lievito di birra
1 cucchiaino di sale
bianco d'uovo


Procedimento

Premesso che ho sempre 0 tempo a disposizione e che non sono una panificatrice nata, da che ho scoperto la macchina per fare il pane, ho iniziato ad esplorare un nuovo microcosmo.
Questo microcosmo è fatto di acqua pura, di aromi naturali, di farine bio, di profumi che incendiano la casa per giornate intere.
Mia nonna, che il pane lo preparava in maniera "seria", forse a vedermi sarebbe contenta...
Ma veniamo ai panini, semplicissimi e alla portata di tutti.
La ricetta l'ho un po' adattata dal libro di istruzioni del mio elettrodomestico, ovvero ho sostituito la farina integrale con quella di segale integrale, che però richiede un tipo di miele secondo me molto più delicato e quindi ho optato per quello di acacia.
Inserire tutti gli ingredienti nel cestello della macchina per il pane, a cominciare dall'acqua. Fare attenzione a che il lievito non venga a contatto col sale e soprattutto a non esagerare col calore dell'acqua che potrebbe ostacolare la lievitazione. Selezionare il programma per gli impasti e trascorso il tempo necessario, prelevare la pasta dal cestello, dividerla in 8 parti e stenderla in rettangoli, piegarli in 3 e sistemarli su una placca da forno ricoperta di carta. Pennellarli col bianco d'uovo e lasciarli lievitare per circa 90 minuti.
Preriscaldare il forno a 200°C e cuocere i panini per 35 minuti o fino al raggiungimento di una buona doratura.
Io li ho assaggiati col prosciutto e coi fichi, ma secondo me stanno bene con tutto.

domenica 12 luglio 2009

Eliche con pomodori secchi, bufala e capperi di Pantelleria



Brief

Un primo domenicale ed estivo: con pomodori secchi, bufala e capperi


La ricetta



Occorrente: pentola per cuocere la pasta, scolapasta, bilancia, cucchiaio di legno, coltello

Ingredienti

400 g di pasta formato eliche
una manciata di sale grosso
acqua
4 pomodori secchi sott'olio
1 mozzarella di bufala
capperi di Pantelleria
2 cucchiai di olive verdi denocciolate e farcite di acciughe
una manciata di prezzemolo fresco
aglio (facoltativo)
sale
pepe
olio

Procedimento

Questa ricetta è frutto dell'improvvisazione e dell'accostamento assolutamente "non comandato" degli ingredienti: bufala, pomodori secchi, capperi, olive. Annusare le cose e associarle in maniera estemporanea in base a ciò che il loro profumo richiama nella mente ha sempre fatto parte del mio DNA e quindi del mio modo di preparare da mangiare. Il tutto in poco tempo e sapendo che poi il risultato finirà in tavola, per gli ospiti della domenica. (che potrebbero tranquillamente rifiutarsi di consumare...)
Ho tagliato la mozzarella di bufala in tocchetti piuttosto grandi e l'ho messa a scolare, perché il contenuto di acqua e latte è un po' eccessivo per una pasta da mangiare fredda. (beh anche per una da mangiare calda..) In una capiente zuppiera ho sistemato le olive, l'aglio, un filo di olio extravergine, i capperi, tenendone da parte qualcuno per l'attesa della cottura (ma come si fa a resistere ai capperi?? a me proprio non riesce)
Ho cotto la pasta in abbondante acqua salata e l'ho scolata al dente (10-12 minuti circa). L'ho condita nella zuppiera, ho regolato di pepe e poi in ciascun piatto, l'ho guarnita con altri capperi e con il prezzemolo fresco.
Curiosi del risultato? beh non ne è avanzata neanche un po'.
Beh, sì i miei invitati della domenica hanno sempre fame
;-)

lunedì 22 giugno 2009

Vaniglia Bourbon



Girovagando sulla rete si scoprono miniere di diamanti.
E siti che vendono vaniglia del Madagascar ovviando a mille passaggi di grossisti e gd.
Che per me valgono come miniere di diamanti.
Il tutto si trova a questo indirizzo con possibilità di acquisare direttamente online, a prezzi ragionevoli e ricevere la merce direttamente a casa propria. Il pagamento può avvenire con bonifico, carta di credito e contrassegno.
Spediscono anch campioni, ma soltanto ad aziende e per grandi quantità di merce.


La vaniglia è il core business, ma accanto alle splendide bacche di qualità sopraffina, ci sono altre spezie / droghe come la cannella, l'aneto, l'anice stellato, la curcuma, le spezie per il vin brulé, il cardamomo, ecc, ecc, ecc..

L'idea del progetto, è quella di creare un mercato estero per prodotti agricoli "tipici" di provenienza diretta, a vantaggio della qualità che in questi casi, trattandosi di sostanze aromatiche è delicatissima e può sempre risentire parecchio dei troppi passaggi.
Io, che di un mercante di spezie potrei tranquillamente innamorarmi, al fascino di questo sito / servizio credo non resisterò, per cui è probabile che il prossimo autoregalo per l'onomastico (17 luglio) sarà fatto qui sopra.
Mi sa che i sandali di Sebastian aspetteranno...



domenica 14 giugno 2009

Non di sole macine ...

Brief

La colazione con le macine fatte in casa..à rebour..





La ricetta


Occorrente: forno, placca da forno, carta da forno, tagliabiscotti, cucchiaio, bilancia, matterello, ciotola

Ingredienti
250 g farina integrale
100 g fecola
150 g farina bianca
100 g zucchero a velo
100 g burro
1 uovo + 1 albume
150 ml panna fresca
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
1 bustina di vanillina

Procedimento

Le Macine sono state decisamente il biscotto della mia infanzia. Ora quando mi capita di aprirne una busta ne aspiro la fragranza piena di nostalgia, di tenerezza e di desiderio, come si fa col collo di una splendida donna. Ma il sapore mi pare decisamente un altro. Da piccola quei biscotti rotondi e perfetti sapevano di paradiso..
Così più di una volta mi è venuto in mente di crearne "a modo mio". Forse più perché quelle macine, quelle di quanto da seduta non toccavo il pavimento con le scarpine e 3 biscotti mi sembravano pure tanti, non tornerò mai ad assaggiarle.
Le Macine da adulta sono a base di farina integrale, bandiscono la margarina, usano poco dolcificante e hanno la forma imprecisa delle cose fatte a mano.
Inzuppate nel latte hanno decisamente il loro perché.



Il procedimento (il mio) eccolo qua:

Amalgamare tutti gli ingredienti in una ciotola capiente e riporla in frigo per 30 minuti. Trascorso questo tempo prelevare la pasta e stenderla sul piano da lavoro in uno strato alto circa un cm. Ritagliare dei biscotti di forma circolare e praticarvi un foro all'interno.
Sistemarli sulla placca da forno e cuocerli a 180 °C per circa 15 minuti


domenica 7 giugno 2009

Torta alle fragole e zabaione


Brief

Quando c'è da festeggiare la mamma, è maggio e alla cuoca piacciono in maniera parossistica le fragole, beh anche lo zabaione.



La ricetta



Occorrente: stampo per torte quadrato, fruste elettiche, forno, becker per montare la panna, coltello, colino, spatole, pentole per il bagnomaria, grattugia

Ingredienti


Per la pasta
4 uova
120 g farina setacciata
80 g zucchero semolato
20 g burro
1/2 bustina di lievito
buccia di limone grattugiata


Per la farcitura allo zabaione
3 uova
3 cucchiai di zucchero
3 semigusci d'uovo di vino Marsala
200 ml di panna montata
200 g fragole

Per la decorazione di fragole
300 ml di panna montata
mandorle a scaglie
fragole
gocciole di cioccolato
Procedimento


Preriscaldare il forno a 160 °C
Sgusciare le uova in una terrina e montarle a lungo con lo zucchero e la buccia di limone. Aggingere il lievito e la farina e da ultimo il burro fuso.



Imburrare e infarinare lo stampo, trasferirvi il composto e infornare per 35-40 minuti.
Lasciare raffreddare, sformare il dolce e lasciarlo asciugare all'aria.
In una pentola adatta per la cottura a bagnomaria, sgusciare i tuorli delle uova e montarli con lo zucchero finché diventeranno bianchi, gonfi e spumosi, aggiungere il vino e cuocere per una decina di minuti.



Lasciare raffreddare lo zabaione e aggiungervi, una volta tiepido, la panna montata.
Tagliare la torta, ricoprire il primo strato di fette di fragola e mousse allo zabaione, coprire con altre fragole e poi con l'altro strato di pasta. Disporre anche su questo fettine di fragola e mousse.
Decorare con la panna montata in modo da coprire prima i bordi e poi la sommità del dolce. Aiutarsi con la spatola permette di avere un risultato più uniforme e più preciso.

Non ho usato bagne a base di acqua, liquore, caffé o altro perché l'uso delle fette di frutta permette di inumidire la pasta al punto desiderato, senza alterarne troppo il sapore e a beneficio della digeribilità e della linea.

sabato 30 maggio 2009

Farfalle integrali con salmone e semi di papavero

Brief


La ricetta di primo preferita della mia amica Sonia


La ricetta

Occorrente: pentola per cuocere la pasta, scolapasta, casseruola, cucchiaio di legno, bilancia elettronica


Ingredienti
250 g farfalle integrali
1 pugno di sale grosso
150 g formaggio morbido spalmabile
200 g salmone affumicato
buccia di limone grattugiata
semi di papavero
olio e.v.o.
latte q.b.

Procedimento

Tagliare il salmone a striscioline.
Cuocere la pasta in abbondante acqua salata.
Sciogliere il formaggio nella casseruola assieme a qualche cucchiaiata di latte su fuoco dolcissimo. Quando sarà diventato una crema fluid, aggiungere il salmone, la pasta e lasciare saltare per qualche minuto. Aggiungere la buccia di limone e i semi di papavero appena prima di servire.
Se dovesse risultare troppo compatta, aggiungere qualche cucchiaiata d'olio, utile soprattutto se il formaggio spalmabile viene scelto nella versione light.
Decorare a piacimento.




venerdì 15 maggio 2009

Le splendide ceramiche di Jars Ceramistes



Tenui e delicati, come fossero le sfumature di un cielo all'alba o di un petalo di fiore, queste ceramiche sono arrivate ai miei occhi mentre sfogliavo, anche un po' distrattamente, il numero di marzo-aprile di Casastile.


Un trionfo di cromatismi compositi e gioiosi che sembrano fare da antidoto alla banalità piatta del vivere quotidiano più stressato e senz'anima. Una serie di citazioni elegnati dal vintage, all'orientale al pittorico.


Sono corsa a cercare su Google il loro sito ed è stato, proprio come con una persona, amore a prima vista.
La volontà non può nulla contro l'attrazione





Le collezioni non si limitano però a variare colori e tonalità in abbinamento. Giocano anche con le forme, fino a stravolgerle. O con gli stili. Adattandosi praticamente ad ogni tipo di tavola e di contesto. E per me che dell'apparecchiare sono una fanatica, avere il piatto giusto o il vassoio dalla forma suggestiva può essere importante quasi quanto la riuscita di una ricetta. La foto qui sotto ad esempio è tratta da un servizio uscito su Marie Claire Maison a ottobre 2008.





Loro, i ceramisti, sono francesi, ma distribuiscono in tutto il mondo. Sto aspettando che mi facciano sapere dove trovarli qui in Italia, perché anche se mi sono innamorata delle loro produzioni, vedo un po' scomodo caricarmi la macchina di ceramiche (col rischio di romperle). E soprattutto non ho una macchina idonea al trasporto di me, del mio cane, delle valigie e dei piatti.


Le ispirazioni su come utilizzarle poi, non mancano davvero. E sono convinta che saprebbero sublimarle le ispirazioni. La foto qui sotto ne è un esempio.
Attenzione, non è mia, è solo una citazione. Qualla autentica è stata pubblicata da Le Figaro del 7 giugno 2008




lunedì 11 maggio 2009

Una ciliegia d'oro

Sabato scorso nella suggestiva cornice della Rocca di Vignola si è svolta la cerimonia di premiazione dell'edizione 2008 del Premio Ciliegia d'Oro.


Un riconoscimento nato esattamente insieme a me (1981 ndr), che vuole rendere omaggio a personalità particolarmente meritevoli nel settore sociale, culturale, industriale, commerciale, sportivo o umanitario.

Il premio è stato istituito dal Centro Studi di Vignola e vede la sponsorizzazione di uno dei clienti della mia agenzia, ossia Toschi.


Dopo Anna Molinari (moda), Luca Toni (sport) e tanti personaggi famosi, è stata finalmente la volta di uno chef: Massimo Bottura.


Mi piace ricordare la motivazione "perchè, grazie alla sua cucina d’autore, ingegnosa e allo stesso tempo emozionale, è riuscito a coniugare la tradizione con la tecnologia e la ricerca sperimentale, valorizzando la cultura e i prodotti del territorio modenese."

Cioè quello che ogni chef, blog appassionato, aspirante cuoco professionista o anche spignattatore bene intenzionato vorrebbe sentir dire di sé.

Cucina ingegnosa, emozionale, capale di coniugare ricerca e tecnologia assieme a cultura e tipicità.


Ah, se vi andasse di gustare qualcosa made by Massimo Bottura, questo è l'indirizzo di riferimento:



Via Stella 22

Modena

059/210118

Per le foto, ho preso alcune immagini dal sito de la Francescana, la prima è invece l'Amorena Toschi, il cioccolatino con l'amarena intera che in agenzia va sempre a ruba.

martedì 5 maggio 2009

Orrore! mi hanno plagiata!!!

http://ricettario.orainonda.com/2009/05/agnello-arrosto-con-patate-al-forno/

Su questo sito mi hanno plagiato.
Hanno copiato la mia ricetta pari pari, senza citare la fonte né altro.
Vergogna.

Maledetti copioni.
Basta pescare la farina nel sacchetto altrui.

Sciacalli, mentecatti e ladri!

Ringrazio Luca e Sabrina per avermi avverito della cosa.

domenica 3 maggio 2009

Agnello arrosto con patate al forno


Brief


Non basta dire agnello arrosto con le patate per avere un super agnello arrosto con delle super patate al forno



La ricetta


Occorrente: spremiagrumi, teglia, carta da forno, carta alluminio per alimenti, pirofila

Ingredienti
1 kg agnello
n°1 limone molto succoso
1 rametto di rosmarino
sale
pepe

4-5 patate
aglio
sale
2 cucchiai olio
2 cucchiai pane grattugiato

Procedimento

Questo arrosto di agnello si iscrive perfettamente nella sezione delle preparazioni che richiedono molto anticipo rispetto al momento dell'effettivo consumo, sia esso un pranzo o una cena. Una di quelle preparazioni tramandate da nonna a nipote, che sanno di tradizione, confidenza, passione. Una di quelle preparazioni che fanno rima con magia e alchimia.
La sera prima, si taglia a pezzi l'agnello (carne dal sapore molto forte e dall'aroma per certi versi rozzo e sgradevole) e lo si mette a marinare nel succo di limone, assieme alle foglie di rosmarino. Non lesinare nelle quantità del succo fa sì che il risultato sia più gradevole sia in termini di consistenza che appunto di fragranza. Il limone sminuisce quel sapore così forte e sgradevole e sgrassa anche la carne, senza renderla insipida. Anzi.
Alla mattina (quindi regolarsi coi tempi) l'agnello a pezzi va poi trasferito in una teglia foderata di carta da forno, assieme alla marinata. Quindi si copre con la carta alluminio e si lascia cuocere a 200° per circa due ore. Se dovesse risultare poi immerso in troppo liquido, basterà scoprirlo e lasciare evaporare il sugo di cottura, senza che la carne si asciughi troppo.
Le patate invece vannno sbucciate, lavate e tagliate a fette spesse circa un cm. Vanno sistemate in una pirofila unta d'olio e cosparse di pane grattugiato, aglio, sale, pepe. Una mezzora in forno caldo dovrebbe bastare, ma è meglio regolarsi sempre in base alle proprie infrastrutture (ogni forno è un mondo a sé, lo dico sempre).

lunedì 27 aprile 2009

Mangiare a Liverpool

Ispirata da un semiregalo aziendale, ovvero un voucher per una notte in albergo, ho colto l'occasione per lanciarmi alla scoperta di Liverpool.
Non tanto sulla via di un pellegrinaggio, perché sia una fan dei Beatles - e qui so già che mi attirerò le ire di chi lo è - quanto perché non ho proprio mai avuto occasione di andarci e di motivi per farlo ne avrei avuti proprio pochi. Quindi mi sono detta: "Perché non scegli una meta fuori dai tuoi normali e/o eventuali itinerari?"

Arrivata ad un orario improponibile (colpa di Ryanair) con un clima improponibile (non a causa di Ryanair) ho trovato una città ben diversa dall'immagine mentale che mi ero costruita prima di partire. Beh veramente anche durante il viaggio.



Liverpool è molto ventosa e questo mi ha letteralmente conquistata.
Ed è anche molto malinconica.
Era piena di cantieri. E strade interrotte e polvere e transenne e men at work.
E di donne inglesi con il termometro corporeo starato che si aggiravano in sandalo e super scollatura sexy con 10°C e un vento degno dei migliori surfisti del mondo.

Come al solito mi sono tuffata nel primo Starbucks per riprendermi dai mesi di astinenza e mi sono aggirata con tanto di tazzona di super cappuccino bollente alla vaniglia tra teenager, famigliole oversize (ma oversize è un eufemismo), immancabili turisti italiani e commesse in pausa caffé.

La Tate Modern consigliatissima sia per gli artisti che vi sono esposti sia per l'ambiente, nella suggestiva area dei Docks.

Quanto al cibo invece, non altrettanto consigliata è l'English breakfast. Adoro mangiare il salato anche appena alzata, ma tra fagioli al ketchup, polpette di frattaglie che sembrano cialde di caffé, la colazione mi è sembrata una sorta di penitenza da scontare per una scommessa persa.

In compenso ho trovato dolci, sandwich e piatti etnici buonissimi.

giovedì 23 aprile 2009

Dolce e salato: pizza all'ananas e prosciutto cotto


Brief

Reinterpretare un grande classico a una pizzata tra colleghi


La ricetta



Occorrente: forno, coltello, bilancia, matterello, testo

Ingredienti

Pasta per la pizza già pronta
prosciutto cotto
ananas a fette
burro di arachidi (facoltativo)

Procedimento


Per chi volesse cimentarsi con la pizza in maniera seria e organizzata, consiglio di leggersi approfonditamente quel vangelo dei lievitati che è il blog di Adriano.

Per chi non avesse tempo di curare l'impasto per 2 giorni e mancasse di particolare perizia ai fornelli, l'industria alimentare viene in aiuto. Un passaggio può essere l'acquisto della pasta dal fornaio di fiducia (come nel mio caso), un altro può essere il suo reperimento in un negozio di gdo, sia al banco frigo che tra i surgelati, un terzo, non necessariamente disdicevole è la preparazione in casa con la macchina del pane. Ognuna di quelle in circolazione contiene nel libretto di istruzioni qualche indicazione su quantitativi di farina acqua e impostazioni. La mia raccomanda di usare 3 bicchieri di farina Manitoba, uno di acqua tiepida, un cucchiaio di olio, uno di zucchero e un cucchiaino rispettivamente di lievito di birra secco e di sale. Il programma impasti svolge il suo lavoro in due ore circa. Trascorso questo tempo prelevo l'impasto dal cestello e lo modello e lo cuocio a mio piacimento.

Dopo che vi sarete procurati il Graal, si potrà procedere alla sua lavorazione e farcitura.
Preriscaldare il forno alla massima temperatura (bisogna simulare il calore di un forno a legna, che funziona come una piccola fornace a dire la verità quindi non abbiate paura ad esagerare), stendere la pasta su un piano infarinato. Darle la forma e lo spessore desiderati - nel mio caso mezzo cm di spessore al centro e un po' di più ai bordi - e sistemarla sulla teglia unta.
Naturalmente anche questo momento racchiude in sé una magia speciale. Modellare la pasta per la pizza è frutto di perizia estrema, dedizione, pratica, passione, gioco e ars. A Salsomaggiore si tengono anche i campionati mondiali di pizza...
Se il sapore non vi disturba, imburrate la pasta con il burro d'arachidi (è una di quelle cose che o piace o disgusta senza mezzi termini) e ricoprite di prosciutto cotto tagliato a fette non troppo sottili e ananas. Anche in assenza di burro di arachidi la pizza è buona comunque.
Lasciate cuocere 5-10 minuti stando attenti a non carbonizzare né il prosciutto che è di per sé delicato, né la frutta, che tende a caramellare.
Se poi avete fame, vino rosso e una tovaglia a quadretti per guarnire, il piatto è perfetto

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